Telaio Jacquard
SCHEDA TECNICA
Anno fabbricazione: 1830 circa
Materiali di costruzione: Struttura in legno, supporti in metallo
Misure: 120 x 180 x 310 cm
Restaurato da: Museo del Tessile “Martinelli Ginetto”, Leffe (BG)
Il telaio munito di macchina jacquard per il movimento dei fili, comunemente detto “telaio Jacquard”, è un telaio atto alla produzione di tessuti operati. Con il termine “tessuti operati” si intendono quei tessuti che presentano effetti di disegno ottenuti con evoluzioni dell'ordito con la trama, tali da permettere la riproduzione di intrecci complessi.
Nelle stoffe operate Jacquard vi sono quantità elevatissime di fili di ordito ad evoluzioni diverse; in qualche caso si possono trovare tessuti, dove tutti i fili della catena contenuti nell'altezza, eseguono separatamente una propria evoluzione. E' possibile avere ciò quando il rapporto di disegno occupa l'intera altezza del tessuto; in genere comunque la decorazione si ripete più volte sull'altezza della stoffa e il suo rapporto comprende sempre un alto numero di evoluzioni.
Per la fabbricazione di questi tessuti serve quindi un dispositivo di selezione dei fili di ordito di portata superiore alle comuni ratiere e cioè della così detta macchina Jacquard. La Jacquard installata sul telaio permette la realizzazione di piccoli disegni.
Il telaio Jacquard viene messo a punto a Lione negli anni tra il 1804 e il 1806 da Joseph Charles Marie Jacquard che aveva assimilato e migliorato la meccanica di quanto era stato fatto in precedenza.
Prima della realizzazione della macchina Jacquard i tessuti operati venivano eseguiti con telaio a mano azionato da un tessitore e da uno o due aiutanti che, stando sopra il telaio, azionavano l'apparato per la formazione del passo leggendo da un disegno o da una messa in carta. In relazione a precedenti costruzioni di dispositivi in grado di fabbricare tessuti operati non ci sono notizie se non a partire dal 15° secolo.
Tra gli anni 1466-1470 l'italiano Giovanni il Calabrese costruisce a Tours un modello di telaio probabilmente già noto in Italia. I successivi sviluppi sono dovuti a Claude Dangon nel 1607 al quale viene attribuito il così detto telaio "a la tire".
Nel 1717 J.B. Garon modificò il sistema di Dangon e nel 1725 Basile Bouchon creò un telaio nel quale sostituiva i lacci con un nastro di carta senza fine forato in punti determinati del disegno. Il comando di alzata dei fili viene dato tramite una carta continua simile a quello dell'attuale sistema meccanico (Verdol) con una serie di aghi dotati di occhiello nei quali scorre una funicella tipo "semple".
Gli aghi sono orizzontali e tastano la carta preforata secondo l'intreccio relativo alla messa in carta, determinando l'alzata quando si presenta un foro sulla carta. Questa è la soluzione che permetterà successivamente a Jacquard di realizzare il suo modello di macchina.
Ma prima che questo avvenga, Falcon nel 1728 sostituisce la carta continua con una catena di cartoni rettangolari forati e legati tra loro che vengono fatti passare davanti ad una plancia forata . Quindi nel 1740 Reyner crea il telaio a tamburo dove il disegno del tessuto o meglio la messa in carta viene trasferita sulla periferia di un tamburo e rappresentata in rilievo da piolini di legno che agiscono sugli aghi del meccanismo di comando di alzata dei fili.
Ponson nel 1775 e Verzier nel 1789 eliminano con le loro macchine un tiratore di lacci, quindi Vaucanson prende il tamburo ed invece di metterlo a lato lo colloca sopra il telaio con tutto il sistema degli aghi ed uncini.
Da questa deriverà la macchina Jacquard. Queste macchine prendono il nome dal loro inventore: Joseph Marie Jacquard, il quale presentò la sua macchina all'esposizione industriale di Parigi nel 1801.
Significativa risulta la modifica che, negli anni tra il 1854 e il 1867, l'italiano Vincenzi apporta alla macchina Jacquard originale, costituita da una sostanziale innovazione sugli arpini di comando. Questa innovazione permette di utilizzare cartoni di selezione con fori più piccoli che possono essere avvicinati diminuendo lo scartamento tra foro e foro.
In seguito M.Pinel de Granchamp e M.J. Verdol nel 1884 mettono a punto un' apparecchiatura "cassetta di piccoli aghi" che permette di razionalizzare ulteriormente il sistema di comando degli arpini. Detta cassetta, in grado di trasmettere il comando di azionamento agli arpini, tramite una carta continua forata, verrà in seguito introdotta sul mercato dalla Società francese des Mecaniques Verdol di Lione e costituisce fondamentalmente ancora oggi il sistema meccanico di selezione degli arpini.
In parte, ancora attualmente, i vari costruttori di macchine Jacquard utilizzano questo sistema di selezione degli arpini anche se, negli ultimissimi anni, hanno dovuto risolvere i notevoli problemi meccanici relativi agli aumenti di velocità delle macchine per tessere.
Ciò ha portato a riconsiderare la foggia dell'arpino ed il comando dello stesso che, nelle ultime realizzazioni di macchine Jacquard, viene ottenuto con l'ausilio di due o addirittura tre griffe in modo da avere possibilità meccaniche di azionamento che si avvicinino e superino i 500 giri al minuto. Anche la selezione degli arpini è stata oggetto di considerazioni in merito per cui dal 1985 sono state introdotte le macchine Jacquard a selezione elettronica.
Tratto da: G. AIroldi, Il tessuto ordito e trama ad intreccio ortogonale, Centrocot spa, 2000.
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